Pubblicato da: ond@zone su: novembre 14, 2009

Ormai è quasi assodato che la nuova generazione- quella dei trent’anni con mamma e papà o, come dice qualcuno, del vivere dissoluto- è vista con occhi discretamente smessi e considerata di retaggio etico inferiore con picchi di malinconica memoria del tempo che fu; l’epoca in cui gli attuali grandi crescevano a pane e lavoro – e come amano ricordare- facendosi da soli. Considerato che appartengo a questa odiatamata generazione post-moderna e sopportando a stento le continue analogie, mi son chiesto, alla luce di questo abnorme divario ostentato, quali siano stati i fattori che hanno giocato in favore degli eroici padri, a cui va la mia più sincera stima, cercando sinteticamente di sondarli in correlazione delle contingenze storiche coeve, visto che le valutazioni di qualsiasi sorta non possono mai prescindere dal contesto, per non ricadere in osservazioni che si scostano da ogni tipo di trasparenza, che hanno visto in altri campi paragoni di infondata pregnanza, come lo storico dilemma calcistico su Maradona e Pelè o musicale con Battisti e Vasco Rossi coinvolti in mille discussioni tra giovani e adulti. Ritornando al nostro discorso una chiara realtà balza all’attenzione con lampante ovvietà ossia il divario socio-economico tra le due ere: gli anni sessanta sono stati il palcoscenico della strabiliante ripresa economica italiana con il made in Italy che si avviava ad essere epigonizzato da tutto il mondo, con le FIAT 500 come il sale o i cinesi che dir si voglia (vista la cospicua presenza) che si elevava a simbolo di quella classe medio borghese tanto colpevolizzata nel dopoguerra, per non parlare delle politiche a sostegno della casa, varate dal DC Fanfani con un piano settennale, che nel concreto erano dei veri mutui sociali visti i tassi di interesse agevolati. Queste in sintesi sono le componenti più importanti del puzzle che fungeva come sfondo alla nascita consolidata della società italiana che avrebbe visto i nostri “vecchi” primi attori di tale ripresa dandoci in dote un mondo decisamente migliore. Passando al vaglio la società coeva, malgrado il buon punto di partenza, ci si rende conto che qualche ingranaggio forse doveva essere meglio lubrificato per dare un giusto seguito auspicato ma mai raggiunto in pieno, creando quel malessere esistenziale che attanaglia molti giovani, aldilà del ceto sociale di appartenenza, poiché il figlio del contadino avrà il problema di arrancare inizialmente, mentre il figlio dell’imprenditore sentirà per tutta la vita addosso l’ombra del padre e la gente magari lo riconoscerà vita natural durante come il figlio di….Nel concreto vediamo come la così rosea situazione socio-economica sessantina abbia acquisito delle sfumature olivastre con l’entrata del nuovo millennio. Certo molti passaggi sono stati dovuti, come l’entrata della moneta unica ( giacché l’Italia con il trattato di Roma nel 1957 fu una delle prime 6 firmatarie della CEE ed in seguito della CECA e CEEA), o l’ampliamento ad est dei mercati mondiali ( risvolto naturale dopo l’abbattimento della cortina di ferro comunista), ma ciò non toglie l’evidente handicap arrecatoci. Innanzitutto, come anticipato, il made in Italy è stato epigonizzato o meglio ancora clonato da molte altre aziende, riducendo i costi di produzione ed finalizzando con prodotti a primo acchito simili- le conseguenze di ciò sono note ai più- la più grossa casa automobilista italiana sopra menzionata ultimamente in Sicilia ha avuto qualche problemuccio ( i tagli al personale di Termini Imprese), la Parmalat ha chiuso i battenti, la Cirio quasi, molti brand italiani sono stati accorpati da aziende estere ect. La politica si attiene sempre meno alla sua condicio sine qua non, ossia la promozione sociale, pensate che a distanza di 50 anni un pur sempre democristiano a “Porta a porta” dichiara che i mutui sociali sono una utopia (Casini). A fronte di questi problemi il giovane d’oggi è solo in mezzo ad altri soli e solo unendosi ai soli altri si creerà da solo.
Lorenzo Mannarà
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